Il crowd funding rientra quindi a pieno titolo nell’ambito delle forme di finanziamento alternative a supporto delle PMI europee e soprattutto a supporto di progetti di vario tipo (ad esempio, innovativi, creativo-culturali o promossi dall’imprenditoria sociale, per citarne solo alcuni) cosi come già indicato nel piano di lavoro del Libro Verde sul finanziamento di lungo termine, a cui è appunto seguita la relativa comunicazione del 27 marzo sul finanziamento di lungo termine a supporto dell’economia europea.
La comunicazione sul crowd-funding si propone di contribuire concretamente a sostenere il settore focalizzando l’attenzione sui seguenti tre aspetti:
- Creare un “gruppo di esperti” che possa fornie consulenza ed expertise alla CE in questo settore, esplorandone nello specifico il potenziale e la necessità di creare un “quality label” per infondere fiducia in coloro che intendono ricorrere a questo strumento di finanziamento
- Camapgne di sensibilizzazione sul crowd funding, promuoverne l’informazione e la formazione dei “campaigners”
- Mappare la regolamentazione esistente a livello nazionale e i suoi sviluppi e valutare la necessità di un eventuale intervento regolamentare a livello europeo
Ma quali sono le sfide chiave che il crowd funding si trova a dover affrontare nell’UE?
Innanzitutto, una mancanza di trasparenza sulle regole in uso che vale per tutte le tipologie di crowd funding in essere (normativa sull’antiriciclaggio, pubblicità, protezione del consumatore e protezione della proprietà intellettuale).
Nel caso specifico del “crowd-lending” o “crowd-investing”, invece, ulteriori norme di livello europeo o nazionale possono trovare applicazione a seconda del “business model” adottato.
Inoltre, bisogna segnalare che alcuni Stati membri hanno già adottato delle linee guida per risolvere preoccupazioni emergenti da questa forma di finanziamento (Germania, Paesi Bassi e Belgio) mentre altri, come Italia, Francia, Regno Unito e Spagna hanno adottato un quadro normativo preciso, sia per facilitare questa nuova forma di finanziamento sia per tutelare adeguatamente l’investitore. La Commissione si preoccupa inoltre del fatto che la normativa nazionale, laddove esistente, sia adeguata e non troppo vincolante per la diffusione ulteriore del crowd funding oppure, al contrario, che sia troppo “lassista” o addirittura assente inibendo il potenziale investitore.
La summenzionata consultazione ha proprio illustrato, nelle sue risposte, l’importanza secondo gli stakeholders di una chiarezza legale a livello europeo. Inoltre, secondo i dati raccolti dalla consultazione, solo il 38% delle piattaforme che prevedono un ritorno finanziario hanno risposto dicendo che operano in modo trasfrontaliero mentre circa la metà vorrebbe espandersi, in futuro, in altri Stati membri. Altri problemi che emergono dalla consultazione riguardano, come segnalato dalla metà di coloro che hanno risposto, il bisogno di un’azione a livello europeo sul crowd funding con ritorno finanziario, con uguale menzione d’importanza per quanto riguarda i problemi dell’accesso al mercato e la tutela dell’investitore. Inoltre, un quarto delle banche ha dimostrato interesse ad impegnarsi in questa forma di finanziamento alternativa nel futuro, anche se a cio’ si accompagnarebbe un aumento dei costi e una diminuzione della concorrenza tra attori “vecchi” e nuovi del settore finanziario.
Alcune misure che dovranno essere tenute in considerazione saranno, come sopra già citato, un’adeguata formazione di coloro che svolgono le campagnae di crowd funding e anche la possibilità di combinare finanziamenti pubblici e privati nei casi giustificati e dove ci sia una chiara carenza a livello di mercato: ad esempio, il settore pubblico potrebbe offrire garanzie a transazioni basate sul crowd funding, facendo attenzione a rispettare le regole in materia di aiuti di Stato esistenti.
I passi quindi che intende intraprendere la Commissione sul tema sono intesi a comprendere questo fenomeno a livello europeo e a preparare il terreno per eventuali azioni future:
- Nel 2014 la CE sosterrà uno studio "di mappatura” per vedere come il crowd-funding s’inserisce nell’eco sistema finanziario e quali tipi di progetti utilizzano quale tipologia di crowd-funding. Verrà inoltre condotto uno studio specifico sul crowd-funding applicato a progetti di ricerca e innovazione e il ruolo che gli incentivi fiscali possono svolgere in questo contesto
- Verrà creato, come già menzionato, uno “European Crowd funding stakeholder forum “
- Verrà lanciato uno studio per analizzare la normativa esistente a livello nazionale ed esplorare la necessità di un “label di qualità” a livello europeo
- Gli sviluppi in materia di crowd-funding verranno seguito anche attraverso “seminari regolamentari” e, qualora il caso, la CE valuterà se elaborare raccomandazioni attraverso il “Single market Report” o la rete europea degli ambasciatori per le PMI che hanno il compito di monitorare l’implementazione dello Small Business Act o l’Agenda digitale per l’Europa, per invitare gli Stati membri ad evitare incongruenze nei loro approcci nazionali che possano inibire il corretto funzionamento del mercato interno
La Commissione europea, intevrerrà nel 2015 con una relazione per valutare i progressi. Ad ogni modo, qualsiasi azione futura a livello regolamentare dovrà in primo luogo essere soggetta ad apposita consultazione pubblica e ad impatto di valutazione.

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